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Università sempre più telematica, boom di iscritti dopo il lockdown

Sdoganata dal lockdown su vasta scala, la didattica a distanza è consuetudine nelle università telematiche dal 2003. Da quando, un decreto dell’allora ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, ha sancito l’apprendimento a distanza per i corsi di laurea. In 17 anni sono usciti da questi istituti migliaia di neolaureati il cui titolo è completamente equivalente a quello conseguito negli atenei tradizionali. Ma nel futuro prossimo, anche per effetto di una digitalizzazione in rapida ascesa, il numero di giovani e non che sceglieranno di iscriversi in un’università telematica è destinato a salire in modo esponenziale.

TELEMATICA BATTE TRADIZIONE

Lo testimoniano già oggi, alle porte dell’anno accademico 2020-21, i dati sul boom di iscrizioni. Si tratta di una tendenza che, a seguito del lockdown, ha conosciuto un’accelerazione, ma che è oramai costante da qualche anno. Il rapporto annuale 2019 di Istat università ha registrato un importante incremento degli iscritti alle 11 telematiche italiane: quasi 94 mila nel 2017/2018, ovvero il 24% rispetto all’anno precedente. Sono numeri che, se confrontati a quelli di quattro anni prima, risultano essere raddoppiati (48.786 nel 2013/14). Al sorriso sul volto delle università telematiche, fa da contraltare il calo delle iscrizioni alle università tradizionali. Secondo l’Osservatorio Talents Venture, il numero di nuovi studenti nell’anno accademico 2020/21 potrebbe ridursi di 35mila unità, l’11% rispetto all’anno precedente. La riduzione degli immatricolati andrebbe a causare agli atenei una perdita pari a 46milioni di euro solo per le mancate entrate delle tasse. Ma la cifra potrebbe essere enormemente maggiore se si considera l’indotto. Va inoltre considerato che il calcolo dell’Osservatorio è basato sulla stima di aprile del Fondo Monetario Internazionale riguardo la perdita del Pil italiano, che si attestava sul 9,1%. Due mesi più tardi, il Fondo ha aggiornato la stima a -12,4%.

LA CHIAVE DEI CREDITI FORMATIVI

La crescita delle università telematiche a discapito di quelle tradizionali, si spiega in parte con la chiave dei crediti che gli aspiranti docenti di scuole medie e superiori devono ottenere in base a una legge del 2017 firmata dall’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Chi intende iscriversi a un concorso per l’insegnamento, deve prima ottenere 24 crediti in ambiti specifici: pedagogia, psicologia, antropologia, metodologie didattiche. Le università telematiche hanno raccolto la sfida con rapidità, offrendo le certificazioni necessarie per iscriversi alla prova nazionale attraverso metodi ad hoc e tempi flessibili.

UNIVERSITÀ TELEMATICHE: UN’OPPORTUNITÀ PER IL SUD

Flessibilità che rappresenta la vera forza degli atenei telematici, consentendo di ottimizzare i tempi evitando spostamenti per raggiungere la sede universitaria. Si tratta anche di un risparmio economico sui trasporti e, nel caso dei fuori sede, su affitti che spesso rappresentano un fardello sulle casse familiari. Sentito dal Quotidiano del Sud il prof. Enzo Siviero, rettore dell’Università E-Campus – un vero e proprio colosso con 49 corsi di laurea attivi – ci tiene a sottolineare questo aspetto. «L’emigrazione di studenti meridionali può essere arginata attraverso la telematica», spiega. «Noi svolgiamo, pertanto, una funzione dal forte valore sociale, oserei dire imprescindibile. Oggi le persone hanno bisogno di studiare da casa, con orari che siano compatibili alle loro esigenze. E non sottraiamo studenti alle università tradizionali, ma recuperiamo studenti che altrimenti abbandonerebbero gli studi. In una frase, noi rendiamo più efficiente il sistema Paese.».

LA METODOLOGIA MISTA

Sulla stessa lunghezza d’onda il prof. Fabio Fortuna, rettore dell’Università Unicusano, altra realtà che ha conosciuto una significativa crescita negli ultimi anni: +118% di nuove matricole in cinque anni, circa il 70% di impiegati post lauream. Fiore all’occhiello dell’Unicusano – dice – è «la metodologia mista, che prevede l’abbinamento tra attività in presenza e telematica», che consente di «affrontare in modo innovativo, personalizzato, più elastico e dinamico il percorso universitario».

Articolo su: Il Quotidiano del Sud (24/08/2020)

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